L’evoluzione dei diritti: mettere in discussione il futuro

15 Apr 2026
Come mai oggi l’argomento dei diritti è così importante e nello stesso tempo a volte controverso? In questo articolo ti guido a una riflessione sull’argomento. Che cosa ti viene in mente quando senti parlare di diritti? Non voglio sapere la definizione ma pensa a cosa ti viene in mente, un esempio, una parola, o altro.
Le parole, anche quelle più conosciute e di cui diamo per scontato il significato, spesso prendono sfumature diverse a seconda dei contesti sociali, culturali, politici e storici. Succede anche per i diritti. Mi viene in mente la storia raccontata da David Foster Wallace sui due giovani pesci che non sanno cosa sia l’acqua. Te la racconto perché è importante come metafora: “Due giovani pesci nuotano e incontrano un pesce anziano che li saluta e chiede loro ‘com’è l’acqua?’; i giovani pesci, però, continuano a nuotare finché uno chiede all’altro: ‘Che diavolo è l’acqua?’” Questa storiella fu usata da Wallace per far capire come spesso non ci rendiamo conto della realtà che ci circonda, essendo abituati a stare in quella realtà. La domanda “cos’è l’acqua” simboleggia l’importanza di sviluppare una coscienza critica e non dare per scontata la realtà che ci plasma. Cosa simile accade con la domanda “che cosa sono i diritti?”. Fermarsi un attimo, andando oltre la definizione, ci aiuta a sviluppare una coscienza critica rispetto alla questione e non dare per scontato che i diritti, così come pensiamo di conoscerli, siano universali, accettati e seguiti da tutti. Oggi l’opinione pubblica si divide ancora tra chi afferma che “la gente ha solo più diritti e non pensa ai doveri” e chi “vogliamo più diritti, più equi, che garantiscano una vita personale e professionale equilibrata e giusta”. I diritti come insieme di regole giuridiche che disciplinano i rapporti tra le persone sono oggettivi. Esistono anche in senso soggettivo, cioè la possibilità per una persona di pretendere e chiedere qualcosa per tutelare un proprio interesse, riconoscendo un vantaggio legittimo. Sono inalienabili, sono la giusta “pretesa” per costruire una società giusta ed equa.

Consapevolezza e il vantaggio non riconosciuto
Partendo da questa distinzione di concetto, l’aspetto su cui ci dobbiamo concentrare è la consapevolezza rispetto alla nostra posizione. Se diamo per scontati i nostri diritti, potremmo non accorgerci dell’aria che respiriamo (tornando alla metafora dell’acqua). Ma per una parte della società, l’accesso a quel “bene” non è garantito. Proviamo a trasformare la domanda “Che cosa sono i diritti?” in una domanda più personale: quanto siamo davvero consapevoli dei diritti che esercitiamo ogni giorno?
→ Quando devi cercare casa o lavoro, devi preoccuparti che la tua etnia, il tuo cognome o il tuo orientamento possano escluderti a priori?
→ Quando leggi, o ricevi un commento offensivo, o d’odio sui social, sai se esiste una legge specifica che ti tuteli in quanto persona e non solo in quanto utente?
→ La tua retribuzione, a parità di ruolo, è la stessa di un tuo collega uomo o donna?
→ Se devi assentarti dal lavoro per un’esigenza familiare, hai la certezza che la tua azienda offra un supporto o che il tuo ruolo non venga messo in discussione?
Se non hai mai dovuto farti queste domande, probabilmente stai esercitando i tuoi diritti in una posizione di privilegio. Non c’è nulla di male in questo, a patto che questa consapevolezza porti a comprendere il dibattito e a sostenere chi è ancora in lotta per vedere riconosciuta quella stessa “acqua” che per noi è ovvia.
La centralità del dibattito oggi
Se il concetto di diritto può sembrare scontato, l’accelerazione della nostra vita sociale, economica e tecnologica ci costringe oggi a rimetterlo in discussione. Il dibattito non è più confinato alle aule di tribunale, ma è un elemento vivo della nostra quotidianità, coinvolgendo trasversalmente tutta la società e le sue persone. Il motivo di questa centralità si articola in due dinamiche principali che stanno rimodellando la nostra idea di cittadinanza: le certezze del passato sono in discussione, e il presente crea nuovi bisogni.

I diritti acquisiti sotto il microscopio
Viviamo in un’epoca di trasformazioni rapidissime, dove l’evoluzione sociale e, soprattutto, quella tecnologica, mettono in discussione principi che credevamo inamovibili. In questa dinamica, si osserva come i diritti che riteniamo universali e acquisiti stiano diventando fluidi, in relazione al futuro che stiamo costruendo.
→ L’impatto della tecnologia: pensiamo alla privacy. Il diritto di essere “lasciati in pace” e di controllare i propri dati personali è stato scritto in un’era analogica. Oggi, ogni click e ogni interazione sui social media alimentano un ecosistema di raccolta dati che va ben oltre la nostra percezione. Stiamo ancora cercando di definire il diritto di non essere costantemente tracciati o influenzati da algoritmi potentissimi, ma nello stesso tempo, ne siamo attratti e diventa inevitabile non usare strumenti connessi.
→ Il lavoro e la dignità: le nuove forme di lavoro – dalla gig economy (lavori a chiamata tramite piattaforme) all’automazione – stanno sfidando i diritti fondamentali dei lavoratori, come la sicurezza sul posto di lavoro e l’equità retributiva. La domanda non è più solo “ho diritto a un lavoro?”, ma “Ho diritto a un lavoro dignitoso nell’economia del futuro?”
Questo mancato accesso si quantifica in modo evidente nelle posizioni apicali: per ogni 5 dirigenti nelle aziende italiane, 4 sono uomini e solo 1 è donna (INPS 2024). Questa disparità non è solo un dato economico, ma la prova visiva che il diritto alla parità di opportunità è ancora un percorso in salita. Questa ridefinizione è un chiaro invito alla consapevolezza e in particolare alla partecipazione civica. Se non interveniamo nel dibattito, se non ci interessiamo a prescindere dal fatto che ci riguardi direttamente oppure no, permetteremo che i nuovi strumenti ridefiniscano i nostri diritti in modi che potrebbero non tutelare l’interesse collettivo.
Le nuove generazioni promuovono l’attenzione verso nuovi, vecchi, diritti
In parallelo, le nuove generazioni stanno agendo come un potente motore di cambiamento, portando alla luce diritti che in passato non erano nemmeno concepibili, ed evidenziando diritti già esistenti ma taciuti. Questo fenomeno è strettamente legato ai temi della creatività (nel trovare nuove soluzioni) e della cura (verso sé stessi, le altre persone, e il pianeta).
L’analisi delle priorità della Gen Z e Millennials dimostra che le nuove generazioni non accettano più il vecchio patto lavorativo. Con percentuali altissime di stress lavorativo e una forte esigenza che i valori aziendali prevalgano sul mero profitto, le nuove generazioni stanno riscrivendo le regole del futuro esigendo un diritto all’equilibrio e all’etica. Tra i diritti storicamente silenti, c’è il “Diritto alla dignità del lavoro e alla parità di genere effettiva” (Art. 37 della Costituzione).
Le generazioni precedenti hanno spesso accettato carriere discontinue, disparità salariali o rinunce alla vita personale in nome della produttività. Oggi, invece, i giovani non accettano che il diritto alla cura (della famiglia, della salute mentale) debba essere un optional o un costo professionale. Essi chiedono che le tutele contro la discriminazione per la maternità, o l’accesso ai ruoli apicali, siano prassi quotidiana e non eccezioni. Non si tratta di creare un nuovo diritto, ma di rendere vivo il principio di equità già esistente, costringendo le aziende ad adottare pratiche trasparenti.
Ci sono poi altri valori e temi che stanno a cuore alle nuove generazioni, e che vengono riconsiderate anche dai Millenials:
→ il diritto a un ambiente sano: non è più sufficiente parlare di proteggere l’ambiente, i giovani rivendicano il diritto di vivere in un mondo sostenibile. È un diritto “mutuato dal futuro”, che ci impone di agire oggi per garantire la bellezza e la vivibilità di domani.
→ La cura e l’equilibrio personale: il dibattito sulla salute mentale e sul benessere emotivo sta diventando un diritto sociale. Si rivendica il diritto di bilanciare vita professionale e personale, superando la cultura del burnout (esaurimento da stress lavorativo). Questo è il segnale di una società che chiede che la cura della persona sia un principio cardine, non un optional. Queste nuove istanze sono l’essenza della partecipazione: una società che evolve è una società che espande i suoi confini morali e legali per includere chi prima era marginale e per tutelare sfide che prima non esistevano, o che non erano state ancora prese in considerazione.
Il punto di svolta: quando i diritti diventano visibili
Per me, questa consapevolezza non è solo teoria. Sono nata a Kinshasa e adottata in tenera età, crescendo in Italia come cittadina con tutti i diritti. Nonostante la mia cittadinanza e le mie tutele legali, ho sperimentato sulla mia pelle come i diritti considerati acquisiti siano spesso subordinati alla percezione esterna. Per molte persone, il mio colore della pelle implicava automaticamente che fossi “diversa” o che non potessi avere gli stessi diritti o le stesse opportunità di chi mi stava accanto. Questo scarto tra il diritto sulla carta e il diritto nell’esperienza quotidiana è ciò che mi ha spinta ad agire.
Appello alla partecipazione
La storia dei due pesci di David Foster Wallace non è solo un monito a non dare per scontata l’acqua. È un invito a sviluppare quella coscienza critica che ci permette di chiederci: “L’acqua è accessibile a tutti? Ed è della stessa qualità per tutti?”. Il dibattito sui diritti è la forma più alta di partecipazione alla vita democratica. Significa agire affinché la nostra società non solo sia giusta (cioè rispettosa delle regole), ma anche equa, cioè rispettosa delle persone, in tutti i loro colori, espressioni, credenze. Che tu sia cittadino, persona che lavora, studia, o un leader aziendale, la tua voce è essenziale per garantire che i diritti di oggi e di domani siano all’altezza del futuro che desideriamo costruire.












