La musica per far crescere le nuove generazioni.

15 Apr 2026
Il progetto Sanitansamble nasce nel 2008 nel Rione Sanità di Napoli. Ispirandosi al modello didattico “El Sistema”, fondato dal maestro venezuelano José Antonio Abreu per avvicinare i più giovani alla musica e creare così un sistema di organizzazione e sviluppo della comunità. Dall’intuizione di Eusebio Brancatisano e del Maestro Maurizio Baratta, con la volontà di Ernesto Albanese (presidente de L’Altra Napoli Onlus) e grazie all’impegno di padre Antonio Loffredo, parroco della Basilica di Santa Maria della Sanità, nasce quindi una realtà che avvicina i bambini e i ragazzi del rione alla musica. Nel marzo 2014, dopo sei anni di esperienza e numerosi riconoscimenti, viene fondata l’Associazione Sanitansamble, che raccoglie tra i suoi soci L’Altra Napoli Onlus e la Parrocchia Santa Maria della Sanità oltre che persone fisiche che danno un contributo fondamentale alla vita associativa sin dalle prime fasi di vita dell’orchestra. Infine, nel solco di quanto avvenuto nel Rione Sanità, nasce anche la Piccola Orchestra di Forcella.
Dell’importanza della musica e di come il progetto Sanitansamble sia diventato un emblema di partecipazione e contrasto al disagio sociale e giovanile, abbiamo parlato con l’insegnante di violino, Belardino “Dino” Cerabona e con il Maestro Paolo Acunzo.
Paolo e Dino, voi rappresentante l’orchestra, anzi le orchestre, di Sanitansamble e anche un po’ le due anime che le popolano, gli storici fondatori e i giovani musicisti che sono cresciuti in seno all’associazione. Chi siete e di cosa vi occupate esattamente?
[Paolo] Io sono un direttore d’orchestra e sono il direttore delle orchestre di Sanitansamble e direttore artistico e musicale di Altra Napoli Onlus – Sanitansamble nella loro veste associativa. Sanitansamble l’ho vista nascere e, con lei, sono cresciuto anch’io sia professionalmente, sia soprattutto umanamente.
[Dino] Io invece sono laureato in violino al conservatorio, insegno soprattutto ai ragazzi di Forcella, nella neonata costola di Sanitansamble, e poi svolgo la mia professione in altri contesti di insegnante. Sono uno dei bambini di Sanitansamble, dove ho iniziato a suonare all’età di 12 anni, il 60% delle mie esperienze le ho fatte proprio con loro, lì è dove ho imparato a essere musicista, ben prima del conservatorio, e ora mi trovo dall’altra parte della barricata, vicino ai miei ragazzi.

Che cos’è e cosa rappresenta Sanitansamble per voi?
[Paolo] In passato, ci sono stati anni difficili per il Rione Sanità e padre Loffredo a inizio anni 2000 si è occupato di dare nuove prospettive ai giovani, di coinvolgerli in attività che potessero portarli poi a trovare un lavoro, e tra le varie attività a cui si è pensato, in quel marasma e in quel fervore di eventi, nel 2008 siamo nati anche noi. All’inizio avevamo ventotto ragazzi, oggi sono più di cinquanta tra i 10 e i 21 anni, abbiamo sia l’età dell’orchestra giovanile, dai 15 ai 21 anni, sia l’infantile-junior con ragazzi dai 10 ai 14 anni. I Maestri di oggi sono i ragazzi che iniziarono con noi nel 2008, i più grandi trasmettono attraverso l’esperienza di vita e musicale le competenze ai più giovani. I ragazzi poi sanno perfettamente di avere una grande opportunità che la maggior parte dei loro coetanei non possiede e prendono quindi con grande serietà questo dono, che è anche una grande responsabilità.
[Dino] Per me Sanitansamble è stata, ed è ancora, una scuola di vita. L’intento dell’associazione è quello di far studiare e far fare esperienza. Ci hanno affidato questi ragazzi che erano bambini e ora li vediamo crescere. I miei ragazzi mi scrivono anche alle dieci di sera perché magari hanno discusso con un amico o con i genitori e vogliono un consiglio, c’è un rapporto molto stretto anche a livello umano e personale. Loro non pagano nulla e sono molto riconoscenti in un modo speciale e tutto loro, anche solo offrendoti un caffè, che per loro è in ogni caso una rinuncia. Sanitansamble significa fratellanza ed equità, i ragazzi vivono con profondo rispetto ciò che fanno. Parliamo comunque di bambini e adolescenti, quando sono tutti insieme talvolta ti portano all’esasperazione, ma è bello vedere il loro entusiasmo, sono un gruppo coeso e compatto, nessuno vuole dimostrare di essere più bravo di qualcun altro.
Come si svolge la partecipazione all’attività?
[Paolo] I ragazzi sono impegnati almeno tre giorni alla settimana tra lezioni individuali, lezioni di solfeggio e prove d’orchestra. Inoltre, prima dei concerti e delle esibizioni, abbiamo anche le prove di fila. È un grande impegno perché di mattina vanno a scuola, di pomeriggio si dedicano alla musica e la sera studiano e fanno i compiti, ma nessuno di loro ha mai mancato un appuntamento se non per ragioni di salute. Il costo di tutte queste attività sarebbe elevato, proibitivo per alcune famiglie, arriviamo a circa 150-200 euro al mese, ma qui i ragazzi hanno tutto gratis: lezioni, libri, strumenti, che vengono forniti in comodato d’uso gratuito. Nonostante la mole di lavoro che questo comporta, la risposta e il coinvolgimento sono sempre molto positivi. Fare musica è un’altra lingua, un’altra cosa, si crea un’atmosfera magica, chi non è musicista ascolta quello che l’orchestra ti suona, ma quando ci sei dentro e stai producendo le note, non hai idea di quanto tu sia sereno, felice, immerso, timoroso di commettere un errore, adrenalinico. È una sensazione speciale e i ragazzi la vivono appieno.
[Dino] Noi fin dall’inizio abbiamo dato un’impronta professionale a questo progetto e non a caso i ragazzi quasi ogni giorno fanno lezioni o prove. Abbiamo creato una sorta di piccolo conservatorio con tanti docenti individuali, e poi ci sono io che coordino le due orchestre e li seguo uno ad uno. Qualche anno fa, poi, abbiamo deciso di esplorare anche il mondo del canto a Forcella, così ora abbiamo anche il coro di voci bianche con due maestre. Abbiamo inoltre un direttore didattico che organizza le lezioni e le attività, Maestro Gabriele Bernardo, con cui io condivido il lavoro quotidiano. Questi ragazzi mancano raramente alle lezioni perché sono contagiati dall’entusiasmo, hanno visto i più grandi che poi sono diventati maestri, che sono riusciti a farne un lavoro, e hanno un motivo per non venire meno a questo dono. Io poi nelle mie lezioni non mi limito all’aspetto musicale, ma cerco di includere anche l’aspetto più squisitamente didattico e pedagogico, per esempio indicando loro il valore economico degli strumenti che stanno suonando, o parlando loro dell’attualità, delle difficoltà che altri ragazzi come loro stanno affrontando senza l’opportunità di trovare rifugio nell’arte, nella cultura, nella bellezza. Loro hanno in mano uno strumento di pace, non di odio, non di morte, e devono farlo fruttare per il messaggio di speranza che la musica può veicolare. Al Rione Sanità abbiamo 15 Maestri e quasi altrettanti a Forcella, per decine di ragazzi, e non si è mai rotto uno strumento se non per usura, c’è molta attenzione in questo senso da parte dei ragazzi. Oggi è facile parlarne ma il progetto è stato costruito meticolosamente, nulla è stato lasciato al caso. Ultimamente abbiamo fatto il gemellaggio con l’Orchestra Sinfonica della RAI di Torino e due ragazzi hanno suonato con loro, attirando in tal senso lo stupore e l’ammirazione da parte della stessa Orchestra che ha riscontrato in loro un atteggiamento professionale, forse inatteso. Inoltre, ci tengo a sottolineare come alcuni nostri ex allievi nella vita abbiano proseguito lo studio in altri rami: abbiamo laureati in medicina, chimica, ingegneria, ma l’impostazione, il metodo, l’idea di impegno e sacrificio, li hanno appresi qui, e ne hanno raccolto i frutti nel prosieguo delle loro vite.

Tirando le fila delle vostre preziose esperienze, possiamo quindi dire che la musica salva la vita?
[Paolo] Assolutamente sì, la musica ha salvato la vita di tutti questi ragazzi. Nel 2008 vivevamo in un Rione Sanità dove c’era molta criminalità, dove i ragazzi rischiavano di finire uccisi per strada solo per essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. I nostri ragazzi non hanno avuto tutto dalla vita, ma trovano il tutto nello studio, nella musica, nella partecipazione all’orchestra. Il nostro lavoro, quello mio e degli insegnanti, è anche la dimostrazione tangibile che si può vivere facendo ciò che si ama e non ricorrendo a espedienti criminali. Per loro Sanitansamble ha rappresentato una rinascita.
[Dino] Credo che tra tutti i ragazzi che abbiamo avuto con noi, ci sia sicuramente stato qualcuno che sia stato salvato da un contesto particolarmente difficile, ma io parlerei principalmente di un concetto di aiuto in senso ampio, perché se frequenti un ambiente come questo, se sei impegnato con lo studio e con le prove, ti allontani da altri contesti dove magari ci sono strade sbagliate, pericolose e non costruttive. Per quanto riguarda me, non ringrazierò mai abbastanza Sanitansamble per avermi fatto scoprire il bello e il buono che erano dentro e intorno a me. La musica ha salvato la vita di tutti questi ragazzi.

Paolo Acunzo












