Scoprire il talento, valorizzare la squadra

15 Apr 2026
Mai nessuno come lui. Ferdinando De Giorgi è l’uomo dei Mondiali di volley: ne ha vinti tre da giocatore – tra il 1990 e il 1998 – come palleggiatore di quella Generazione di fenomeni rimasta nella storia, e due consecutivi da allenatore, l’ultimo a settembre 2025. Intanto è stato protagonista di una carriera ricca e preziosa che porta anche il nome di Cuneo. In città, in massima serie, è stato giocatore dal 1994 al 1997, poi è tornato nel 2000 rivestendo anche il ruolo doppio di giocatore e allenatore, iniziando una carriera in panchina che l’ha portato fino alla guida della Nazionale azzurra di volley maschile. Lo scorso 28 settembre, nelle Filippine, ha accompagnato al trionfo iridato gli azzurri, battendo la Bulgaria in finale e conquistando così il secondo titolo mondiale consecutivo, incollando alla televisione milioni di tifosi.

Talento, educazione, dedizione al lavoro sono concetti che esprime al meglio e che vengono espressi anche nel suo libro «Egoisti di squadra» (Mondadori), dove il commissario tecnico campione del mondo racconta come esaltare il gruppo, senza sacrificare il talento. Un gioco di equilibri che Fefè è riuscito ad armonizzare al meglio conquistando il pubblico. «Il gruppo che alleno, e che ha vinto questi ultimi due Mondiali, ha conquistato quella che definisco la medaglia più difficile e complicata: quella del trasmettere emozioni – racconta -. Le persone li guardano con piacere, questa è la cosa più bella. Non rimangono solo le vittorie, questo gruppo di ragazzi ha una sua sostanza, indipendentemente dai risultati». Non a caso nel suo libro De Giorgi parla tanto di valori, e di come sia necessario allenarli. «Come? Mettendoli in pratica! Solo sperimentandoli giorno per giorno, infatti – si legge in un passaggio -, è possibile scoprire che il valore dei valori è quello di forgiare la propria “forza d’animo”, quel sentimento vitale che ti permette di affrontare a viso aperto ogni difficoltà e di confrontarti, senza paura e con un certo gusto, con ogni limite e avversità. Da allenatore posso affermare che è fondamentale affinare questa capacità, poiché, solo attraverso la costante applicazione di quest’ultima, la potenzialità inespressa – specie dei giovani – può trovare uno spiraglio di luce e realizzarsi pienamente».
De Giorgi, l’hanno già soprannominato l’uomo dei record. «Mi fa piacere ovviamente, ma non mi sento “strano”. I Mondiali sono diventati cinque nel corso di una lunga carriera. Quando mi chiedono come ho fatto, io rispondo sempre: “Uno alla volta”. È una battuta ma solo fino a un certo punto, sono le opportunità e le situazioni che si sono create durante la carriera ad averli resi possibili. È importante farsi trovare pronti, ho cercato di sfruttare al meglio i momenti, certo vincere non è facile. Sono orgoglioso».

Come si fa a non far prevalere i singoli sul gruppo? «In generale nei gruppi di lavoro serve armonizzare l’interesse di tutti. I componenti del gruppo devono essere portati a mettere il loro talento a disposizione della squadra, senza mortificarlo. E non è scontato. Ma creare un ambiente stimolante, coinvolgendo e responsabilizzando, con obiettivi possibili, può servire a trovare l’equilibrio. È necessario, prima di tutto, conoscere le persone, dedicare tempo ai singoli, essere attenti anche ad aspettative e bisogni di ognuno per portarli dentro un obiettivo comune».
Cosa c’è dietro un percorso vincente? «Tante cose, ogni successo nasce da altre situazioni che magari non hanno rappresentato dei momenti positivi. Tra un Mondiale e l’altro ci sono avvenimenti diversi, anche sconfitte, situazioni difficili, e da lì si prende la forza di reagire e cambiare le cose. Devo dire che con questo gruppo abbiamo avuto un percorso d’eccellenza giocando sempre per le medaglie ma, ad esempio, quest’anno in VNL abbiamo perso contro la Polonia in finale (poi superata in semifinale al Mondiale, ndr) e non ci è piaciuto neanche il come è successo. Quello però è diventato uno stimolo più forte, creandoci un’altra opportunità e sfruttandola al meglio».
Settembre si era aperto con la vittoria mondiale della Nazionale femminile di volley di Julio Velasco. Uno stimolo o una forma di pressione? «Siamo i primi tifosi l’uno dell’altro. Le ragazze sono state un grande stimolo. Vederle giocare così, soprattutto in finale e semifinale, è stata una fonte di ispirazione, anche per l’atteggiamento messo in campo. Il volley ha vissuto un momento speciale e storico, vincere un Mondiale femminile e uno maschile nello stesso anno è qualcosa di unico».
Cosa direbbe ad un giovane che vuole trasformare la sua passione in lavoro? «Bisogna impegnarsi, certo, coltivando la passione e lavorando bene con gli altri. Il nostro compito è ispirare un giovane a fare sport, a divertirsi con la propria passione, portandolo a dare il massimo. I ragazzi devono essere consapevoli, però, che non serve essere perfetti per raggiungere un risultato». C’è molto altro. Parola di Fefè De Giorgi












