Giovani generazioni e benessere mentale una sfida per tutta la comunità

15 Apr 2026
Negli ultimi anni stiamo assistendo a trasformazioni significative della nostra società, un processo che coinvolge anche i giovani e gli adolescenti. A partire dalla pandemia da Covid-19, sempre più nel dibattito pubblico si parla di malessere delle nuove generazioni. In realtà, all’interno della comunità scientifica si discuteva di un preoccupante aumento delle problematiche psichiche in infanzia, ma soprattutto in adolescenza, già da prima. Un aumento di ragazzi e ragazze con queste problematiche veniva riportato negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in molti Paesi europei, ossia in tutti i paesi “ad alto reddito”. La pandemia verosimilmente ha peggiorato un andamento che però era già da diversi anni oggetto di attenzione da parte della comunità scientifica.
In particolare, chi si occupa di problematiche di salute mentale in adolescenza ha rilevato come siano aumentate le ragazze che stanno male (più dei ragazzi), e gli adolescenti che riportano problematiche clinicamente significative di ansia, di difficoltà alimentari (fino a veri e propri disturbi alimentari, come l’anoressia nervosa), che presentano pensieri inerenti la morte per suicidio (ideazione suicidaria), si fanno del male o che mettono in atto veri e propri tentativi di suicidio. In uno studio coordinato dal Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino, che ha analizzato oltre 1 milione di accessi in pronto soccorso pediatrico in 9 ospedali universitari italiani nel periodo 2018-2021, si è osservato un aumento delle visite per motivo psichiatrico. Più nel dettaglio, tra il 2018 e il 2021 sono aumentate in maniera significativa le visite in pronto soccorso per disturbi alimentari (+294.8%), per “ideazione suicidaria” (+297.8%) e per tentativi di suicidio (+249.1%).

Questi dati italiani sono congrui con quanto descritto dalla comunità scientifica internazionale, tanto che la prestigiosa rivista medica “The Lancet”, così come altre istituzioni internazionali, ha dichiarato la presenza di una vera e propria “crisi della salute mentale dei giovani”. I motivi che hanno sostenuto l’emergere di questa crisi non sono, al momento, chiaramente definiti e compresi. Sicuramente si tratta di un fenomeno complesso in cui molti fattori – economici, sociologici, culturali e clinici – sono coinvolti. Si discute molto del ruolo dell’esposizione ai social media, come proposto dagli psicologi americani Jean Marie Twenge e Jonathan Haidt, ma è necessario tenere in considerazione probabilmente anche altri fattori, come problematiche di tipo economico, un aumento delle disuguaglianze, la percezione di insicurezza geopolitica, la crisi climatica, il cambiamento sostanziale della struttura dei nuclei famigliari, spesso frammentati e soli, un clima sociale e politico sempre più aggressivo, per citarne alcuni. In tutto questo vanno considerati anche gli sforzi compiuti in tutto il mondo per ridurre lo stigma rispetto alla “malattia mentale”, ancora presente e drammaticamente influente sulla possibilità di accesso alle cure. C’è chi si interroga, nella comunità scientifica, sul fatto che questo processo di de-stigmatizzazione possa avere avuto un ruolo nell’aumento delle diagnosi e delle prese in carico dei ragazzi e delle ragazze di oggi che, più fragili e in crisi identitaria, sono alla ricerca di una definizione esterna di chi sono. Ci si chiede se questo possa aver contribuito all’aumento di coloro che, a fronte di fisiologiche difficoltà dell’adolescenza, ritengano di avere difficoltà di altra natura e quindi cerchino diagnosi psichiatriche.

Pur non avendo compreso a fondo le ragioni che sostengono questa crisi, e tenendo in mente che è necessario lavorare e continuare a fare ricerca per definire l’origine del problema, non possiamo stare ad aspettare e siamo chiamati, come comunità di adulti, a cercare soluzioni. Davanti ad un problema complesso, le strategie di intervento dovranno essere multidisciplinari, integrate, a più livelli: insomma “complesse” anche loro. Soluzioni che agiscano a livello dei singoli ragazzi/e, delle loro famiglie, delle loro comunità (e in particolare, a scuola) e online. È importante offrire soluzioni che non siano esclusivamente mediche, ma possano agire sui fattori di resilienza o funzionino in una logica protettiva. Le connessioni sociali sono le più importanti: i legami che un ragazzo o una ragazza hanno con i pari, con gli adulti di riferimento e con famigliari rappresentano un capitale essenziale per affrontare le fisiologiche difficoltà della vita. L’altro aspetto che va sicuramente potenziato riguarda le abilità sociali ed emotive dei ragazzi e delle ragazze, partendo da un lavoro di prevenzione che abbia radici nella prima infanzia: l’obiettivo è sostenere la capacità di comprendere e gestire le proprie emozioni, curare e gestire le relazioni interpersonali, comprendendo che alcuni conflitti sono inevitabili, fanno parte della vita e si possono risolvere. In questo gli adulti hanno una grande responsabilità, sia come singoli individui sia come comunità: sicuramente possono agire con politiche volte a ridurre gli svantaggi sociali e le disuguaglianze economiche ma, a livello di singoli individui, sono chiamati a essere persone di significato e di valore, che incoraggiano e sostengono gli adolescenti, o genitori solidi, comprensivi e affettivi, che accompagnano i figli nel loro percorso di crescita.
È necessario quindi prendere posizione e mettere in atto strategie ed interventi per sostenere, supportare e prendersi cura della salute mentale delle nuove generazioni. Questo riguarda innanzitutto le istituzioni e i decisori politici, chiamati a mettere in campo programmi di monitoraggio del benessere dei giovani che investano, anche economicamente, sulla ricerca in salute mentale, adottino strategie di prevenzione e programmi di intervento basati sulle evidenze scientifiche, lavorino per politiche economiche sociali e sanitarie volte alla riduzione delle disuguaglianze e all’accesso alle cure e diano priorità a questo tema, che è cruciale per lo sviluppo e il benessere delle generazioni future.
Ma la crisi della salute mentale dei giovani interpella anche direttamente le comunità, le organizzazioni, i singoli cittadini, in un’ottica di collaborazione e sinergia: solo così gli interventi potranno situarsi in una cornice di senso più generale e non diventare progetti virtuosi, ma estemporanei.
Una società più adatta a supportare il benessere mentale dei giovani sarà una società migliore per tutti noi: i ragazzi e le ragazze ci pongono davanti ad una sfida che può diventare un’opportunità unica per trasformare il mondo in un luogo più vivibile per tutti.












