Una generazione da ascoltare

15 Apr 2026
Durante la pandemia 1,6 miliardi di studenti nel mondo non sono andati a scuola dall’oggi al domani. Mai successo nella storia. In Italia una situazione che ha provocato tanto spaesamento non è accaduta ai loro genitori né ai nonni, ma forse ai loro bisnonni o trisavoli durante le guerre mondiali e la pandemia della “Spagnola”.
Oggi gli adulti sono chiamati a sostenere ragazzi che nell’età della crescita hanno fatto un’esperienza destabilizzante che loro non hanno mai provato e quindi non possiedono un’esperienza vissuta tale per cui possono facilmente comprendere la portata della crisi per come è stata per questi giovani. L’orizzonte di attesa e speranza, appesantito da crisi ambientali, guerre e da un clima di forte incertezza, si è fatto difficile per i nostri ragazzi, più di quanto l’ordinaria crisi adolescenziale lo è stata per le generazioni precedenti. Al tempo stesso, nonostante le difficoltà e il futuro incerto, i giovani hanno dato prova di grande resilienza. Sono aumentate le loro fragilità, ma anche la voglia di vivere, di essere protagonisti, di far sentire la propria voce. Sono sempre di più i ragazzi che scendono in piazza per salvare il pianeta, che partecipano ad associazioni e movimenti per l’ambiente, la pace e i diritti civili. Impongono alle scuole una riflessione su questi temi, cercano in qualche modo di dettare l’agenda politica ai decisori, si informano, vogliono poter contare nelle decisioni, propongono soluzioni inedite eppure possibili a problemi emergenti. Per rendersene conto basta leggere le motivazioni che accompagnano le nomine dei giovani “alfieri della Repubblica” premiati dal Presidente Sergio Mattarella. È vero, la salute mentale di tanti adolescenti italiani mostra fragilità. Aumentano reati minorili, bullismo, dipendenze e nuove forme di isolamento come il ritiro sociale. Ma il disagio non è un destino inevitabile: per affrontarlo servono ascolto autentico, relazioni significative e una nuova alleanza educativa tra generazioni.

Indagini recenti di Con i bambini e Demopolis mostrano che oltre metà degli adolescenti si sente poco compresa dagli adulti; quasi 7 su 10 trascorrono il tempo libero in casa, segnalando la mancanza di luoghi di socialità soprattutto nei quartieri difficili. Il divario territoriale è, infatti, evidente: solo il 36% dei ragazzi delle periferie ritiene di avere opportunità per incontrare amici, contro il 61% dei coetanei in zone più protette.

Sono dati che non ci devono spaventare, ma chiamare all’azione. Il compito delle comunità educanti, che comprendono tutti gli attori coinvolti nella crescita e nell’educazione dei minori – non solo, dunque, la scuola e la famiglia, ma anche le organizzazioni di terzo settore, le fondazioni, le istituzioni e le imprese del territorio, il civismo educativo e soprattutto gli stessi ragazzi – è quello di garantire ai più giovani ascolto, vicinanza, opportunità per crescere in un contesto in cui possano esprimere sé stessi e i propri talenti e partecipare da cittadini alle comuni sfide e determinazioni. Le comunità educanti sono la risposta alla povertà educativa e di questo ne è sempre più consapevole l’opinione pubblica italiana, come emerge dalle indagini Demopolis promosse da Con i bambini. Infatti, nel 2019 il 46% degli italiani riteneva che la responsabilità della crescita dei minori fosse di tutta la comunità, un dato in progressiva crescita e ora giunto all’81%. Quello messo in campo dal Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile e da Con i bambini in quasi dieci anni è un cantiere vasto e ricco che sta già dando risposte alla crisi educativa italiana che possono tradursi in pratiche pubbliche permanenti. Oggi è possibile dare forza alle comunità educanti e, contestualmente, dare voce e potere agli stessi ragazzi e ragazze.

Una narrazione altra: “non sono emergenza”
Con i bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, promuove la campagna di comunicazione “Non Sono Emergenza”, che affronta il tema del disagio degli adolescenti proponendo una narrazione “altra”, partendo dai dati, dalle buone pratiche e dall’ascolto diretto dei giovani, per far emergere le dimensioni del fenomeno e favorire il protagonismo delle nuove generazioni.
I temi affrontati dalla campagna, attraverso dati, canali social ad hoc, il fotoreportage di Riccardo Venturi (di cui potete ammirare le foto nell’articolo) e il docufilm di Arianna Massimi – che per oltre due anni hanno percorso tutta l’Italia ascoltando direttamente i ragazzi e le ragazze – indagano le tante dimensioni del disagio che interessa gli adolescenti in Italia.

Ansia e depressione, isolamento volontario (hikikomori), preoccupazione per i destini del pianeta e per le guerre, disturbi alimentari, dipendenze da sostanze, alcool, device e giochi, si alternano a pensieri su razzismi e stereotipi oppressivi, bullismo, cyberbullismo, baby gang e sui temi della sessualità e dell’affettività. L’obiettivo della campagna “partecipativa” è sensibilizzare, ma anche favorire la partecipazione attiva di adolescenti, docenti e educatori civici, così come il coinvolgimento di scuole, enti di terzo settore e del privato sociale, istituzioni pubbliche e private, mondo della cultura, dello sport e dell’informazione. Gli adolescenti non sono una “generazione vuota”: etichettarli come “perduti” significa ignorare la loro capacità di impegno e la loro richiesta di fiducia. La risposta al disagio non può essere allarmistica e non è accettabile etichettare un’intera generazione come “emergenza”: occorrono interventi costruiti con i ragazzi, non solo per i ragazzi. Per questo il disagio degli adolescenti non riguarda solo i ragazzi, le ragazze e le loro famiglie ma tutto il mondo degli adulti, chiamati ad ascoltare e a comprendere che il benessere delle nuove generazioni deve essere un obiettivo condiviso.
Le immagini, i video, ma ancora di più le testimonianze e le storie di tanti ragazzi e ragazze, sono al centro della campagna e, insieme ai dati sul fenomeno elaborati dall’Osservatorio #conibambini, sono disponibili sul sito www.nonsonoemergenza.it e www.conibambini.org












