Come se la frontiera non esistesse

27 Set 2026
Nel numero di settembre…
parliamo di Bellezza, uno dei 5 ambiti di intervento del nostro Piano Pluriennale. Lo facciamo attraverso la scoperta di due progetti sostenuti nella provincia di Cuneo dal programma Interreg-ALCOTRA che si propongono – attraverso strade e strumenti diversi – di valorizzare il territorio, la sua cultura e le sue tradizioni. Come sempre le iniziative sono raccontate attraverso il punto di vista e le parole di chi vi prende parte.
Interreg: sfide oltre i confini
Interreg è un insieme di programmi europei che supportano la cooperazione; in particolare, queste risorse mirano a sostenere soluzioni a sfide e problemi che superano i confini nazionali e che richiedono la collaborazione tra enti di Paesi diversi. Nato nel 1990, Interreg finanzia progetti che si concentrano su temi come la crescita economica di determinate aree, la coesione regionale e la tutela dell’ambiente. Ciò che accomuna le iniziative sostenute è un approccio territoriale volto a superare i confini amministrativi.
Questa attenzione alle specificità territoriali si riflette anche nella struttura di Interreg, che non è un programma unico: nell’attuale periodo di programmazione (2021-2027) è composto da ben 86 programmi diversi, che insistono su specifiche regioni e zone dell’Europa (e anche oltre) e che sono costruiti sulle caratteristiche di quei territori. Di questi 86 programmi, 19 interessano l’Italia nel suo insieme oppure alcune delle sue regioni e province. Fra questi c’è ALCOTRA, programma dedicato ai territori di confine tra Francia e Italia; sul versante italiano comprende la Valle d’Aosta, la Città Metropolitana di Torino e le province di Cuneo e Imperia.
Il forte legame del programma Interreg-ALCOTRA col territorio cuneese è testimoniato dai numeri: secondo l’indagine sui fondi europei che sta conducendo il nostro Ufficio Studi e Ricerche, le domande presentate finora nell’attuale periodo di programmazione (2021-2027) da enti della provincia di Cuneo sono 87, di cui 75 accolte.
Questi progetti si occupano di temi diversi come la digitalizzazione del welfare, l’innovazione in ambito sanitario, la valorizzazione del turismo lento, fino alla trasformazione del settore agricolo e alla tutela dell’agrobiodiversità. Sia in termini di estensione dei partenariati che in termini di budget si registra una grande variabilità, con erogazioni che variano da 30.000 euro a 3 milioni. Una maggior uniformità emerge invece analizzando gli enti coinvolti: nella maggior parte si tratta di Comuni (singoli o associati) ed enti turistici, anche se non mancano centri di formazione, ASL, imprese ed enti del Terzo Settore.
Vermenagna-Roya III: una linea ferroviaria sul confine
In Francia c’è un tratto di ferrovia dotato in gran parte di segnali di tipo italiano, dove le comunicazioni fra i treni e il centro di regolazione del traffico avvengono in italiano. Questa gestione è frutto di una serie di convenzioni e protocolli che regolano la Cuneo-Ventimiglia-Nizza, linea ferroviaria che da quasi un secolo attraversa il confine tra Francia e Italia. Un confine che nel tempo ha cambiato posizione, imponendo consuetudini e regole su misura. Scoprire questa ferrovia mostra bene come talvolta sia necessario superare i confini amministrativi.

Proprio questa ferrovia è al centro del progetto Vermenagna-Roya III, finanziato dal programma Interreg-ALCOTRA per valorizzare le omonime valli. Avviato nell’ottobre 2023, punta a trasformare la ferrovia da semplice collegamento a strumento per scoprire il territorio. L’iniziativa nasce nel 2015 da una collaborazione tra i comuni gemellati di Borgo San Dalmazzo (capofila) e Breil-sur-Roya. Attraverso alcuni progetti è stato censito il patrimonio culturale delle valli Vermenagna e Roya e uno studio di valorizzazione turistica ha evidenziato possibili direttrici di sviluppo del territorio: turismo incentrato sulla piccola ricettività locale, legame tra cultura e tradizioni locali, attività outdoor. E, soprattutto, la ferrovia. Su questi spunti è stato studiato un itinerario turistico lungo la linea ferroviaria, concretizzatosi con l’attuale edizione del progetto.
Il percorso si chiama VeRo ed è fatto di scoperte piccole, coerenti con la scala dei territori attraversati, ma capaci di raccontare la storia comune delle valli: ecomusei, ponti, fortificazioni, installazioni di arte contemporanea. A collegare questo patrimonio è il treno: tra una fermata e l’altra un’audioguida, disponibile in diverse lingue, accompagna il viaggio con brevi “puntate” pensate per durare quanto il tragitto.

Il senso più innovativo di VeRo sta però nel metodo. Lo sintetizza Cristiana Taricco, che coordina l’iniziativa per il Comune di Borgo San Dalmazzo: “un progetto come questo sarebbe semplicemente impossibile, se non esistessero i programmi transfrontalieri”. Coordinare risorse di Paesi diversi per realizzare iniziative unitarie sarebbe infatti molto difficile, perché ogni bando ha vincoli e tempi propri. Questi fondi rispondono così a “un bisogno che non viene coperto da nessun altro tipo di risorsa”: quello di progettare e lavorare “come se la frontiera non esistesse”.
VeRo sarà inaugurato ufficialmente il prossimo 30 ottobre, e nel weekend successivo saranno organizzate corse gratuite con treni storici (informazioni e prenotazioni saranno presto disponibili sulle pagine Instagram e Facebook del progetto).
ValOd’OC: castagne uniche
Anche l’altro progetto che scopriamo oggi cerca soluzioni a sfide comuni ai due versanti alpini. Al cuore di ValOd’OC, finanziato dal programma Interreg-ALCOTRA e guidato dall’Unione Montana Valle Stura, c’è una scommessa: rilanciare la filiera della castanicoltura nelle valli Stura (Italia) e della Tinée (Francia). Il castagno è parte della tradizione locale, ma in Italia è un’attività perlopiù familiare o hobbistica. Questo comporta alcuni limiti: per esempio non è possibile avere “un dato numerico preciso sulla quantità di castagne prodotte annualmente nel territorio”, racconta Silvia Mattiauda, animatrice del progetto per l’Unione Montana. Inoltre è più difficile strutturare la filiera e rapportarsi con il mercato.
ValOd’OC, avviato nel 2023 e appena terminato, ha provato a rafforzare il sistema attraverso diverse azioni. Tra queste c’è la qualificazione del prodotto, svolta attraverso analisi scientifiche approfondite. Il processo ha portato alla creazione del marchio “Castanea d’Azur”, pensato per certificare origine e caratteristiche della produzione locale e aumentarne la riconoscibilità e il valore commerciale.

Forse però il risultato più concreto del progetto è a Gaiola, dove lo scorso giugno è stato inaugurato un laboratorio per la trasformazione delle castagne. La struttura dispone di una cella frigorifera, un essiccatore e un mulino a pietra per produrre farine di diversi tipi. I castanicoltori avranno così a disposizione una struttura di prossimità per trasformare e valorizzare il proprio prodotto. Il laboratorio servirà anche a colmare una lacuna conoscitiva: “opererà come un vero e proprio strumento di monitoraggio, tracciabilità e censimento”, sottolinea Mattiauda. Registrando i conferimenti permetterà, nel tempo, di quantificare e analizzare la produzione locale. Alla gestione del laboratorio contribuirà la neonata Associazione Castanicoltori Valle Stura, altro risultato del progetto.

In realtà quello di Gaiola non è proprio l’unico laboratorio del territorio, e il valore della cooperazione promossa da ValOd’OC emerge proprio qui. A Isola, in Francia, c’è infatti un laboratorio partner. Attivo da oltre 10 anni, è stato un riferimento per immaginare la struttura di Gaiola, ma i due impianti non sono uguali: in Valle Stura le castagne possono essere essiccate e trasformate in farina; a Isola possono essere lavorate per produrre crema di castagne. I produttori dei due versanti potranno accedere a entrambi i laboratori, avendo a disposizione strutture diverse ma integrate, scambiando competenze e accedendo a lavorazioni diverse senza doverle duplicare sui due territori. E proprio in questa complementarietà si esprime appieno la dimensione transfrontaliera del progetto.
Scopri i dettagli dei progetti e guarda le foto!
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UE che risorsa! nel 2026 racconta ogni 2 mesi i cinque ambiti di intervento che la nostra Fondazione ha individuato nel Piano Pluriennale 2025-28.
Ue che risorsa! è un progetto divulgativo promosso dalla Fondazione CRC per far conoscere progetti, idee e opportunità legati ai fondi europei. I contenuti sono elaborati in collaborazione con Percorsi di Secondo Welfare, Laboratorio di trasformazione sociale che progetta e realizza azioni a sostegno dell’evoluzione del welfare italiano.



















